Impersocial: vintage senza filtri

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"La Venere di Milo sarebbe tanto celebrata se avesse le braccia?" - Céline Santini


Da bambini ci interessa poco o niente di come appariamo o di come siamo vestiti.
Poi un commento maligno, un paragone impietoso, una situazione imbarazzante diventano i semi da cui germoglia l'insicurezza, un'erba difficile da estirpare.

Nell'era del digitale, dei social e in particolare di Instagram, la perfezione non è più un ideale, ma un'ossessione. I difetti fisici sono fonte di ansia sociale, la moda è artificiosa, omologata, a tratti noiosa.

In questo contesto, il vintage rappresenta un rifugio. Un luogo dove lo stile non è dettato dalle tendenze, ma dalla personalità. Dove la libertà di espressione è la prima e sola legge. Dove l'individualità è un valore da proteggere, non da nascondere. Dove, semplicemente, ami ciò che ti rende unico.

A.N.G.E.L.O. ha il piacere di presentare Impersocial, un progetto che ha l'obiettivo di valorizzare la persona autentica attraverso l'uso di pezzi vintage. Rompendo gli schemi ed esaltando il vintage per creare qualcosa di non omologato.

 


Che cos'è Impersocial?

Impersocial” è l'unione delle parole “imperfection” e “social”: l'imperfezione diventa il punto di connessione tra la libertà di esprimersi e il mondo dei social media.

L'invito è non aspirare più a modelli di perfezione inesistenti, ma mirare alla realizzazione senza filtri di se stessi e del proprio stile, abbracciando le differenze che ci distinguono, sul nostro corpo come nel nostro armadio. Per imparare a non temere imperfezioni e difetti, ma anzi a esaltarli, perché hanno il potere del carattere: sono veri e propri pregi, in quanto unici nel loro genere.

Di fatto, l'aspirazione alla perfezione, che moda e tecnologia tanto tendono a mitizzare, è innanzitutto un'anomalia culturale, in contrasto con il naturale desiderio degli esseri umani di perseguire una propria individualità. Per questo può portare soltanto a infelicità e insicurezza.

Impersocial applica all'universo del vintage questa filosofia: non temere l'imperfezione, perché è l'ingrediente che ci rende ciò che siamo.

 

 

L'imperfezione: un'estetica e uno stile

È il fulcro della filosofia giapponese wabi-sabi, che affonda le radici nel buddismo zen. Si tratta di una vera e propria estetica, che ha origine nella capacità di apprezzare “la bellezza di ciò che è imperfetto” per la sua semplicità e impermanenza.

Da questa filosofia trae linfa vitale l'arte nipponica del kintsugi, che nello specifico si pregia di recuperare porcellane e vasellame rotto reincollandone i pezzi con l'oro.

Un metodo millenario e affascinante, in qualche modo parallelo al più contemporaneo recupero di abiti vintage e second-hand, anche danneggiati, o al riciclo degli stessi, ad esempio tramite l'upcycling.

La convinzione è che qualsiasi normale segno d'usura o imperfezione possono costituire la base per qualcosa di più bello del nuovo e perfetto: è proprio la resilienza dell'oggetto a trasudare fascino.

Artisti e letterati, del resto, hanno abbracciato l'imperfezione come elevatissima forma d'ispirazione: basti pensare a fotografi come Peter Lindberg, amatissimo per le sue foto “al naturale” - antitesi di Photoshop e filtri, ma anche pittori come Picasso, una scienziata emerita come Rita Levi Montalcini, un poeta storico come Catullo, ma anche solo l'estetica di modelle come Gisele Bundchen, Georgia Jagger o Kate Moss. “Non c’è bellezza perfetta, che non abbia qualcosa di sproporzionato”, ha detto il pittore Francis Bacon.

 

 

Vintage, l'arte di essere unici

Un manifesto artistico e culturale, dunque, per combattere la ricerca estenuante di quell'ideale di perfezione omologato per come è maturato e si è diffuso a macchia d'olio con i social media e con il fast fashion. Ma anche, come naturale conseguenza, per promuovere un comportamento più consapevole e sostenibile, che influenzi positivamente l'impatto ambientale del settore moda.

Il pezzo vintage è quindi il baluardo di un'estetica più ricercata e significativa, ma anche uno strumento concreto, che offre un'alternativa green al circolo vizioso e inquinante del fast fashion e dell'irrazionalità del consumo massiccio di abbigliamento dei tempi moderni.

L'abito di seconda mano, la borsa vintage, il jeans riciclato hanno un fascino che non si può replicare, perché la loro storia, il loro vissuto li rendono tanto particolari quanto unici ed esclusivi e, per questo, irresistibilmente charmant.

Nascondere ciò che per gli standard di bellezza canonici è un'imperfezione - un naso importante, un incisivo in fuori, un corpo formoso – è illogico. Scegliere un abito o un accessorio vintage che può avere anche un difetto dato dall'usura, un foro, una macchia, significa comprenderne davvero il valore aggiunto e ammirarne il fascino di dettaglio unico e solo nostro, non omologato a tutti gli altri. Basti pensare che, nel vestire, è l'accessorio che hanno tutti a stancarci per primo. Non siamo fatti per appiattirci su un unico ideale: non a caso, dall'omologazione non è mai scaturita alcuna bellezza. Per questo di una persona o di un oggetto non si ricorda tanto la perfetta simmetria o equilibro estetico, quanto il dettaglio che li contraddistingue.

Essere autentici è liberatorio. Significa compiere un atto d'amore verso la personalità, concedendole finalmente il suo spazio, nel proprio atteggiamento e nel proprio stile di tutti i giorni. E se significa anche, collateralmente, proteggere almeno un po' di più il nostro pianeta, non può che valerne la pena.

 

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Scopri di più su Impersocial

Il progetto Impersocial, realizzato in collaborazione con Micol Biondi dell'Istituto Europeo di Design di Firenze, sta già conquistando l'account Instagram dell'A.N.G.E.L.O. Vintage Lab, la boutique e laboratorio creativo di A.N.G.E.L.O. nel centro storico di Faenza (Ra), che propone una collezione di abiti e accessori vintage e second-hand giovane e contemporanea, inclusa una selezione di pezzi upcycled, ognuno con il suo carattere e la sua storia.

Seguici su A.N.G.E.L.O. Vintage Lab e A.N.G.E.L.O. Vintage Palace per scoprire lo stile Impersocial. E sii te stesso, senza filtri.

 

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Fonti:
Tropismi.it
Valuniq
La mente è meravigliosa
CESIM
Medium
Corriere della Sera
Doppo sogno

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